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dom 18/01/15
Tag attack! I writer all'assalto delle metropoli
Raid sempre piu' vandalici. Una squadra di investigatori per dar la caccia alle bande e la rete dei cittadini 'antigraffiti'

Interessantissimo, aggiornatissimo e completissimo articolo sul writing vandalico, con videoservizi e interviste, a cura di ANSA.

Link ufficiale riportato qui a fianco

Di seguito alcuni passaggi parziali dell'inchiesta:

Palazzi imbrattati, auto e furgoni pasticciati, interi treni verniciati, monumenti e palazzi storici coperti di scarabocchi. E ancora: danneggiamenti, scassi e aggressioni. Dai muri delle scuole e da quelli delle periferie i writer sono ormai all’assalto dei centri storici delle metropoli. Non più però con un “progetto” per una nuova estetica delle città: a prendere il sopravvento, con percentuali di crescita a due cifre ogni anno, è ormai il cosiddetto graffitismo vandalico. Nell’era dell’individualismo e della morte delle ideologie, insomma, anche i ragazzi hanno cambiato il modo di interpretare la ribellione generazionale attraverso le bombolette, con sempre meno contenuti e sempre più rabbia. 

Ovviamente i writer non agiscono tutti così, non c'è un profilo standard. C'è chi gira mezzo mondo per lasciare la sua firma, chi combatte il sistema diventando una star per milioni di ragazzi, chi lo fa per il brivido del rischio, e chi tagga solo per essere “figo” tra i compagni. Ci sono adulti e minorenni, laureati e non, ricchi e poveri. Tutti accomunati dalla stessa mania, che spazia dall'arte al teppismo, passando per l'hobby e la noia. C'è chi disegna opere d'arte riqualificando brutti muri con opere davvero belle e chi scassina porte, devasta treni e sporca monumenti.

Il fenomeno ha una prima incontrovertibile dimensione: il numero. I 'tagger', quelli che lasciano solo firme, gli scarabocchiatori per eccellenza, nelle città sono un esercito. Secondo le stime di una delle meglio informate associazioni che studiano la questione, l'Associazione nazionale antigraffiti, presente in 16 città d'Italia, il fenomeno è in netta crescita. Dal 2012 si registra infatti un incremento di azioni del 15-20% all'anno. E le modalità, appunto, registrano una deriva vandalica: sempre più spesso la tecnica prevede incisione, di vetri o superfici, scasso di infissi, scritte più grandi fatte a rullo, sostanze sempre più indelebili (e pericolose per chi le usa, come l'acido cloridrico o il catrame), con azioni sempre più eclatanti e rischiose, e danni economici sempre più alti. Senza contare che talvolta ci scappa anche il morto, magari per folgorazione, o caduta. "E allora tutti a versare fiumi d'inchiostro sulle cause, sulla società etc...", dice un cittadino il cui figlio si è fratturato una gamba due volte, e adesso fa parte di un centro sociale milanese attivo contro il degrado urbano.

Per capirsi, in giro, A MILANO, specialmente al venerdì e al sabato, da mezzanotte alle 5 del mattino, ci sarebbero oltre 1.300 writer. "Un fenomeno enorme - dice un insegnante che preferisce rimanere anonimo - con migliaia di giovani coinvolti, e pochissima attenzione da parte delle istituzioni ai gravi rischi che incontra chi pratica questa attività". Perchè le azioni delle crew, le bande, non sono solo un danno per monumenti e palazzi, ma quel che più conta spesso espongono i ragazzi a rischi enormi, sia di caduta sia di folgorazione. Come nel caso del 15enne morto nel 2002 durante un raid notturno con altri writer in metropolitana.

A Milano, però, ci sono solo una trentina di vigili, decisi e molto bene organizzati, che "hanno ottenuto - come spiega il Comandante del Corpo, Tullio Mastrangelo - risultati di rilievo creando un 'modello' di contrasto davvero efficace, grazie anche all'attenzione e allo stretto coordinamento della Procura della Repubblica, al quale si stanno interessando altre realtà metropolitane". Conosciamoli.

Il secondo grande elemento da tenere in considerazione, quindi, è l'illegalità. Imprescindibile per qualsiasi writer che si rispetti ma al tempo stesso proprio quello che si deve reprimere. E gli uomini del comandante Luciani (una bestia nera, per i writers, che gli hanno dedicato anche frasi di sfida sui muri) su questo aspetto sanno dannatamente il fatto loro. Non sono né supereroi né pretoriani, ma professionisti che sono entrati in quel mondo, hanno studiato il fenomeno, e si sono alambiccati sul codice di procedura penale e sul manuale di polizia giudiziaria fino a trovare il modo più efficace di incidere in questa sorta di caccia, di moderno gioco a guardie e ladri.

Oggi, il Nucleo antigraffiti della Polizia Locale di Milano, ha identificato quasi tutti i writer della città! Tanto che nella loro sede hanno un archivio con quasi 900 ‘tag’, a cui corrisponde un soprannome, un nome e un cognome, spesso una residenza e altri dati. Sì, perché quasi tutti i maniaci della scritta hanno un punto debole: la visibilità. Vogliono farsi vedere, devono pubblicizzare le loro bravate, e per farlo, in una grande città, oltre a ‘firmare’ il più possibile in giro, è necessario essere presenti sul web. Selfie, video delle incursioni, sfide, gira di tutto. E poi c'è Facebook. Così gli investigatori della Polizia locale devono solo fare un lavoro certosino di incrocio di dati. “Ma alla fine li cucchiamo tutti, non ce n’è”, sintetizza in modo efficace un agente davanti a un caffè nel ‘bar dei ghisa’ (così vengono scherzosamente chiamati i vigili a Milano, ndR) di fronte al comando del Reparto radiomobile. E quindi alla fine che succede? “Succede che quelli intelligenti – aggiunge – si ravvedono, ammettono le loro responsabilità, e quando va male rischiano di fare qualche mese ai servizi sociali, magari proprio a ripulire le scritte. Quelli ‘duri’, invece, beh, la galera non se la fanno, specialmente se incensurati, ma le loro famiglie rischiano di pagare, tra multe e danni, decine di migliaia di euro. Qualunque padre, e qualunque avvocato, senza alcun dubbio consiglierebbe loro di collaborare”.




COMMENTI DEI LETTORI

Sarebbe opportuna una sovrattassa comunale sull'acquisto di bombolette, destinata a finanziare la cancellazione delle scritte.
da Michele Bottalico (IP 151.20.136.253), mar 20/01/15


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